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TrePadri

RECENSIONI e NOTE CRITICHE

 

NOTA CRITICA del prof. Francesco Muzzioli, docente di Teoria della Letteratura presso l'università "La Sapienza" di Roma

"La struttura a scatole cinesi o a cornici concentriche è utilizzata con consapevolezza e disinvoltura ironica. Certo, poi, dentro ci si potrebbero leggere i contenuti: psicoanalitici (la questione della "paternità" che fugge), antropologici (il mito come materia-base di qualsiasi racconto), sociologici (lo sfondo della disoccupazione giovanile), endoletterari (la biblioteca come spazio chiuso della ri-scrittura), ecc. Ma mi pare che il fulcro della sua operazione risieda comunque nella tecnica della "svolta": ogni capitolo riparte da capo, ripresenta la finzione (il mito) in un contesto rinnovato, lo ri-rappresenta da un diverso punto di vista (come dire: ogni volta estraniato). Si ha così un meccanismo di forte ripetizione (la leggenda che insiste fino a tradursi in storia e vita reale) e nello stesso tempo di forte variazione (tanto che alla fine lo stesso narratore viene sostituito). Non so quanto il tutto sia - alle somme - "sgangherato" (ci vedo, forse di più, un certo razionalismo "calviniano"), ma certamente è stimolante per l'agilità mentale del lettore, con impedimento di facili immedesimazioni. Mi fa piacere scoprire che è rimasto un certo "spirito costruttivo" nel campo della narrativa, ormai preda di sensazionalismi e patetismi (o solo di "televisionismi"?)".

 

 

"BABILONIA" - n. 218, marzo 2003 - p. 87

Il vagabondare di un giovane alla ricerca di se stesso fa da cornice a una serie di storie, dove si rintracciano leggende medievali (i tre padri del titolo che potrebbero essere tre coppie di "padri" nel clima tollerante e non ancora omofobo nella chiesa dei primi secoli), realistiche rappresentazioni dell'odierno degrado metropolitano, originali incursioni nel fantastico (c'è pure un frate in missione in un "disco-pub di sodomiti" alla ricerca di peccatori da redimere per la gloria di Dio, col prevedibile risultato di trovare il "peccato" più interessante della possibile redenzione). Il libro è una colta sperimentazione del gioco combinatorio di possibili narrativi alla maniera di Italo Calvino, che l'autore ha presente sia sul piano teorico (Le lezioni americane) che come modello di scrittura (Se una notte d'inverno un viaggiatore).

(Recensione di Francesco Gnerre)

 

 

"TAM TAM" - n. 1, marzo 2003, anno V - p. 6

La leggenda dei "Tre Padri" richiama alla mente del lettore l'immagine di una spilla dove è incastonata una pietra preziosa, i cui riflessi sono proiezioni di storie concatenate fra di loro e rese reali da un fluido magnetico che le concretizza fino a renderle personaggi. Questi appaiono e scompaiono nel romanzo e, quando s'incontrano uno si realizza nell'altro.

Il "frate", il "Passatore", "Damiano Maller", il "Dottor F.", il narratore Andrea Venturini, Claudia, ognuno con la sua storia, girano attorno ad un perno alla ricerca della loro identità, con un finale diverso ma adatto ad ognuno di essi. La storia dei "Tre Padri" ogni tanto cambia di contenuto adattandosi al momento narrativo, e avviene quella metamorfosi che lo stesso scrittore così descrive: "le narrazioni frutto di fantasia possono condizionare le realtà future, ma sono anche capaci di stravolgere la realtà passata".

Ogni fantasia romanzesca è motivo di porre quesiti: la salvezza della natura, le debolezze umane, l'amore paterno e filiale, e così via fino a chiedersi come si può rendere una vita degna di essere vissuta.

Questo nuovo modo di esprimersi incuriosisce il lettore che francamente non ha tempo di annoiarsi; ci si domanda fino a che punto le storie siano verosimili e cos'altro nascondano che lì per lì non si afferra; lo scrittore vorrebbe forse indurci a credere che il mondo più che una realtà è un sogno?

Nota dolens: l'editore, anche in questo caso, non fa salvare la vista ai poveri lettori, pubblicando libri con caratteri piccolissimi; per di più l'editing viene sistematicamente ignorato.

(recensione di José Ungaro)

 

 

"L'ISOLA DEL TESORO"

TrePadri di Enrico Meloni. Sinceramente ho ben poco da dire. L’unico consiglio che potrei dare è: leggetelo. Meloni sa scrivere e si capisce immediatamente dal primo capoverso. D’altronde credo che per capire se un romanzo meriti o no di essere letto, esista un metodo empirico tanto pratico quanto infallibile: quando si hanno cinque minuti di tempo da buttare si prenda un libro, uno a caso, magari uno di quelli che stanno lì sul comodino e non si ha mai voglia di leggere. Lo si apra e lo si incominci, così, in modo del tutto spassionato. Se alla fine dei cinque minuti siete ancora lì immersi nella lettura, beh, allora è certo che avete trovato un bel libro!

Questo è più o meno quanto è successo con Tre padri, iniziato, lo ammetto, con qualche perplessità (causa dei soliti stupidi pregiudizi) e finito senza che nemmeno me ne accorgessi.

Romanzo dalla struttura complessa (nonostante la brevità) che parte in un modo per poi trasformarsi, strada facendo, in qualcosa d’altro, dove il vero protagonista del racconto diventa il racconto stesso e i numerosi meccanismi su cui si fonda. Ispiratosi a Lezioni americane di Italo Calvino e a Sei passeggiate nei boschi narrativi di Umberto Eco, si parte con un narratore e si finisce con un altro narratore. Si parte inseguendo una storia e si finisce avendone letta un’altra. Si parte credendo di leggere un romanzo e si finisce con la sensazione di aver letto un curioso saggio sul romanzo in forma di romanzo, dove capitolo dopo capitolo cambiano relatori, registri, linguaggi. E dove ad un certo punto, quello che sembrava essere il protagonista/narratore, in uno sdoppiamento metaletterario, capisce, lui per primo, di non essere più il protagonista della vicenda e, compiendo un triplo salto mortale, di sua spontanea iniziativa, si fa da parte per lasciare posto a quello vero.

Ma al di là dei contenuti "letterari" autoriflessivi con cui gioca e si diverte, quello che Meloni dimostra di possedere è semplicemente il dono della scrittura. Tra ironia e riflessione esistenziale, egli utilizza con disinvoltura un lessico e una sintassi ricercati senza che né l’ uno né l’altra appaiano mai pretenziosi ed altisonanti, rifugge con cura stereotipi, frasi fatte ed immagini precostituite dando viceversa vita ad un racconto contraddistinto dalla massima spontaneità e naturalezza, un racconto in cui ogni parola pare stare esattamente nel posto che le compete e che non possa stare da nessun altra parte al di fuori di quella, dal tono leggero ma non banale, coerente ed unitario, che procede, il tono, in perfetta armonica simbiosi col racconto stesso.

Nella lettera di presentazione al libro lo stesso Meloni afferma che non si è mai dedicato a tempo pieno alla scrittura. Bene. L’ unica cosa che possiamo dirgli noi è che dovrebbe proprio cominciare!

Tanti complimenti a lui e, non meno, all’editore.

(Recensione di Mirko Nottoli).

 

La divertente macchina per pensare di Enrico Meloni

Alla biblioteca Penazzato l'autore ha presentato il romanzo "TrePadri"

di Agata Eliana Privitera

Il 7 aprile presso la biblioteca Penazzato è stato presentato il libro "TrePadri". Si tratta di un romanzo breve, ricco di suggestioni, composto da una serie di storie intrecciate in una rete di giochi combinatori e che ad ogni lettura si arricchisce di spunti di riflessione.

Il libro, che è stato redatto nel '94, dopo vari rifiuti e vicende, è stato pubblicato solo recentemente. Il protagonista Andrea Venturini racconta il suo sentirsi "fuori luogo" in qualsiasi posto e situazione e dopo il suo licenziamento cerca la sua "fonte d'aria" in biblioteca. Qui "cerca la sua storia" tra le numerose che popolano i libri: a questo punto la letteratura irrompe nella realtà e la storia del protagonista e quelle narrate nei libri si fondono in una soltanto. Principale modello sono le acrobazie di Italo Calvino (ma ci sono tracce anche delle "Sei passeggiate nei boschi narrativi" di Umberto Eco) che l'autore Enrico Meloni rielabora con originalità: differentemente da Calvino riesce a dare un senso al mondo riponendo fiducia nella letteratura che dà senso alla vita.

Infatti la fantasia nel libro non rappresenta un rifugio né un'evasione, ma uno strumento positivo di ricerca e conoscenza del mondo esterno e dello stesso animo umano, nonché un modo per plasmare il futuro rendendo significativo il passato. Lo stile è leggero e il tono ironico e divertente. La molteplicità è del contenuto ma anche dello stile che varia di volta in volta: dall'aneddoto comico e salace alle atmosfere gotiche e romantiche.

Da “Abitare a Roman. 15 - 16-30 aprile 2003

 

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